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Agenda digitale europea e fibra ottica, il caso italiano

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Anche Estracom partecipa significativamente al processo di crescita della banda larga

E' stato il tema di un importante convegno, (Broadband 2011, Ultra-BB and Technology Investments) al quale ha preso parte anche Estracom. Perché anche le multiutility (gruppo Estra) con il ruolo che ricoprono sul territorio possono ambire ad un ruolo strategico. Come spiega Fabio Niccolai, direttore di Estracom: "il ruolo delle piccole aziende di TLC, legate al mondo delle multitutilities, rappresenta un valore significativo sul territorio". Estracom, a sua volta, è un caso di successo per spiegare come sia possibile fornire innovazione tecnologica dal basso, meglio dall'impegno delle aziende locali sul  territorio.

Se lo scopo, infatti, è quello di dotare il Belpaese di una Next Generation network (Ngn), come richiede l'Agenda digitale europea 2020, si deve fare in modo che le infrastrutture siano di grande qualità (fibra ottica), senza però creare inutili duplicazioni infrastrutturali. Così, anche i piccoli operatori con le loro reti, attuali e future, debbono entrare a pieno diritto nel novero dei costruttori/partecipanti all'avvento delle "autostrade" digitali.

Ed Estracom, con la propria rete Gpon nell'area pratese, vanta già titoli sufficienti per far parte della partita dell'Agenda Digitale. Come ricorda ancora Niccolai: "Copriamo 700-800 unità immobiliari e al momento ci rivolgiamo alle aziende. Entro il 2011 copriremo anche palazzi per un'utenza residenziale pari a 800 nuclei familiari".

In realtà, occorrerà un grande sforzo perché ci sia la capacità di tenere insieme tante "voci" diverse ed arrivare così all'obiettivo comune: l'Ngn.

L'Italia, per ora, avanza a ritmi piuttosto rallentati. Nella classifica stilata nel Broadband Quality Study, l’Italia si posiziona alle spalle di numerosi paesi dell’Est Europa  per non parlare delle nazioni asiatiche, degli Stati Uniti o degli stati del Nord Europa, e non ci sono sostanziali miglioramenti rispetto al passato. Peraltro, nel nostro Paese c'è ancora molto da fare per quanto riguarda l'uso e la penetrazione della rete. C'è tutto un capitolo aperto che si riferisce a chi non ha mai navigato in Internet.

Nei paesi membri della Ue il 27% delle persone non accede al web, ma in Italia è una fascia della popolazione che arriva al 40 per cento. La convinzione diffusa per spiegare il "digital divide" deriva da una barriera anagrafica che penalizza soprattutto gli anziani. Anche se per gli addetti ai lavori, il ritardo dell'Italia non sembra dipendere tanto da questo fattore, quanto sembra essere una questione legata all'istruzione e alle competenze digitali di base.

“Tutti gli europei connessi” è l'obiettivo della commissaria europea Neelie Kroes, deputata olandese del gruppo Popolare, che intende, con questo slogan, dare a tutti i cittadini dell'Ue una connessione veloce a costi contenuti. Il lavoro da fare non è solo tecnico e infrastrutturale. In Europa la banda larga (sia pure con velocità non altissime) raggiunge circa il 94% dei cittadini, anche se l'obiettivo posto dall'Agenda digitale europea prevede una copertura del 100% entro il 2013, che coinvolga finalmente anche le zone rurali, e per il 2020 una banda passante garantita di 30 Megabit al secondo.

Va detto che, secondo i dati di Fibre To The Home Council Europe, tra i paesi al mondo con almeno l’1% di penetrazione domestica della fibra ottica, l’Italia è al penultimo posto seguita solo dalla Turchia. I dati sono stati presentati al FTTH Conference 2011, a Milano.

La situazione per il nostro paese è sempre più drammatica. Con un utilizzo di fibra ottica che si attesta intorno al 1,55% (circa 348mila abbonati), l’Italia indietreggia nelle classifiche mondiali, mentre in tutta Europa aumenta il numero degli edifici cablati. Se nella prima metà del 2010 eravamo al 21° posto, oggi ci ritroviamo alla 25esima posizione, scavalcati da Francia, Portogallo e Repubblica Ceca, mentre conquista il primo posto in Europa la Lituania, seguita da Svezia, Norvegia, Slovenia e Slovacchia. A guidare la classifica mondiale sono sempre i paesi asiatici: Sud Corea, Giappone, Hong Kong, seguiti da Emirati Arabi Uniti e Taiwan.

Lo studio del FTTH evidenzia che nel complesso la diffusione della fibra ottica in Europa è cresciuta: 18% di utenti domestici in più negli ultimi 6 mesi per un totale di 3,9 milioni di abbonamenti in Europa. Molti paesi dell'est europeo si sono dati un fitto programma sulla realizzazione di banda larga superando così le economie più avanzate in termini di qualità della connessione.

In Italia, senza un concreto impegno dei soggetti interessati, c’è comunque il reale rischio che nel prossimo anno anche la Turchia, l’ultima in classifica nel 2010, possa superarci. La Turchia è entrata nella classifica nel 2010, avendo iniziato la diffusione della fibra solo nel 2009 con circa 200mila abbonati nel primo anno, ma con la fondata ambizione di raggiungere un milione di abitazioni entro la fine di quest'anno. Perciò il convegno a cui ha partecipato anche Estracom ha sottolineato l'esigenza di una diffusa forma di collaborazione, a cui forse non sarebbe male si affiancasse anche una cabina di regia forte (mano pubblica?).

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