Economia toscana, deboli segnali di ripresa
Per il 2011-2013, Irpet prevede una crescita limitata: 1,2%
Una ripresa nel 2010 indubbiamente c'è stata (+0,9% di crescita del PIL) ed è un segnale incoraggiante per la capacità di reazione mostrata dal sistema economico toscano. E' stata guidata dal settore manifatturiero e, in particolare, da quelle imprese orientate all'export che hanno saputo intercettare la domanda internazionale tornata a crescere.
Una ripresa asimmetrica l'hanno definita i ricercatori Irpet e Unioncamere nel rapporto “La situazione economica della Toscana. Consuntivo anno 2010. Previsioni 2011-2012”. Ci sono ancora molti elementi di fragilità e ciò li indice a prevedere che non si non riuscirà a creare occupazione. Per Pierfrancesco Pacini, Presidente di Unioncamere Toscana: “Il 2010 segna un importante punto di svolta per l’economia toscana che, sulla scia della ripresa mondiale, è tornata nuovamente a crescere, lasciando alle spalle – almeno apparentemente – una recessione senza precedenti. L’interruzione della serie negativa consente alle nostre imprese di riprendere fiato ma non può tranquillizzarci, e non soltanto perché l’incremento del prodotto interno lordo (+0,9%) rappresenta appena un sesto di quanto è stato perso fra il 2008 e il 2009".
Non è un caso la definizione di ripresa asimmetrica perché non ha coinvolto tutto il sistema produttivo toscano, ma principalmente il settore manifatturiero, anch'esso in modo particolarmente disomogeneo. All'interno del manifatturiero sono state le imprese esportatrici le vere protagoniste della ripresa (+6,6% la produzione), mentre le non esportatrici hanno visto ridursi ulteriormente i propri livelli di attività (-2,1% rispetto al 2009). Si tratta però di un gruppo di imprese la cui massa critica si è indebolita negli ultimi anni e, come avvertono gli economisti di Unioncamere Toscana e Irpet, hanno perso una parte della loro capacità di trasmissione degli impulsi positivi al resto del sistema economico. "Il vero problema - spiega ancora Pacini - è che la nostra regione cresce meno sia rispetto alle aree più dinamiche del Paese, alcune stime collocano ad esempio il Nord-Est (+2,1%) ad oltre il doppio rispetto al dato regionale, sia rispetto alla media nazionale, ed anche l’anno in corso si apre con indicazioni che sono solo in parte incoraggianti".
La relazione tra performance aziendali e orientamento all'export è alla base di un ulteriore elemento di disomogeneità della ripresa: il miglior andamento delle grandi imprese (+13,1% di fatturato nel 2010) rispetto alle medie (+9,6%) e ancor più delle piccole (+1,2%) è spiegabile proprio con la maggior propensione ad esportare delle prime, che infatti hanno pienamente recuperato i livelli pre-crisi inoltrandosi in un 2011 che solo per esse sarà di pieno ritorno alla crescita. Da sottolineare inoltre un'altra importante asimmetria: i migliori risultati sono dipesi anche dal livello tecnologico delle aziende. Nel 2010, infatti, i segmenti manifatturieri high-tech hanno realizzato un incremento della produzione del 19,3% dopo essere stati solo marginalmente toccati dalla crisi, quelli a media tecnologia hanno messo a segno una crescita superiore al 5%, mentre i segmenti a bassa tecnologia si sono fermati ad un +2,1%. Nel ritorno alla crescita del 2010 non manca infine una disomogeneità territoriale. Le aree non distrettuali, maggiormente caratterizzate da settori ad alta tecnologia e più orientati ad intercettare la domanda estera, hanno realizzato dei risultati (+9,4%) migliori delle aree distrettuali (+2,8%). Pacini conclude la sua analisi su economia toscana e imprese, indicando qual dovrebbe essere la strada per accelerare la ripresa: “Per creare una reale discontinuità rispetto al passato occorre sostenere soprattutto le imprese ad alto potenziale di crescita, puntando su quelle in grado di adattarsi e, possibilmente, di anticipare le trasformazioni in corso nell’ambiente competitivo. Si tratta non soltanto di quelle capaci di affrontare con successo le sfide dell’internazionalizzazione o con una più elevata propensione all’innovazione, ma più in generale di quelle caratterizzate da un “progetto d’impresa” più evoluto e complesso, in grado cioè di far leva su molteplici fattori competitivi (dall’organizzazione della produzione a quella commerciale e distributiva, alla gestione -sempre più strategica- della finanza e della logistica) e di dotarsi in funzione di ciò di risorse umane con competenze nuove e diverse rispetto al passato”.
L'andamento nel complesso positivo del 2010, non ha consentito un recupero sul fronte occupazionale, per il ritardo fisiologico degli effetti della crisi sul mercato del lavoro e per il forte recupero di produttività legato alla necessità di incrementare la competitività. Tutto ciò ha portato ad una diminuzione dell'occupazione (-0,8%), in particolare nell'industria. Particolarmente preoccupante si conferma la situazione dei giovani: nella classe di età tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione è cresciuto in un anno dal 17,8% al 23,1%, mentre i cd. NEET (neither in education nor in employment or training, coloro cioè che sono inattivi per motivi diversi dall'essere studenti) sono aumentati di 12mila unità (+18%), rappresentando oramai il 15,5% della popolazione giovanile.
Le conseguenze a livello occupazionale si tradurranno in uno stock di occupati non riassorbiti che diventeranno disoccupati o usciranno dalle forze di lavoro, mentre nei prossimi dieci anni mancheranno all'appello mediamente 1,5 miliardi di euro all'anno di entrate fiscali. In questo scenario, in cui si innesteranno anche le politiche fiscali nazionali volte alla riduzione del debito pubblico tramite il taglio della spesa corrente e di quella per gli investimenti, le previsioni di crescita del PIL per la Toscana (+1,1-1,2%) non si discosteranno di molto da quelle per l'Italia per il triennio 2011-2013.











