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Jeremy Rifkin

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Jeremy Rifkin
 
Jeremy Rifkin
Rilassato nella sua 3 giorni toscana

Tour toscano di Rifkin: alle soglie della III Rivoluzione Industriale.

E’ stata una tre giorni molto importante per il professor Rifkin che, come ha confessato, torna sempre molto volentieri in Toscana, regione “amena” dove ha fatto la luna di miele con la moglie. Ma, è stata anche un’occasione per sottolineare quanto la realtà toscana possa rappresentare un “laboratorio” per sperimentare le sue teorie sulla III Rivoluzione Industriale.


Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell'Executive Education Program sul rapporto fra l'evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l'ambiente e la cultura.
La Bibliografia:
  • Entropia. La fondamentale legge della natura da cui dipende la qualità della vita (Mondadori, 1982)
  • Dichiarazione di un eretico. Il dilemma del nucleare e dell'ingegneria genetica (Guerini e associati, 1988)
  • Guerre del tempo. Il mito dell'efficienza e del progresso e lo sconvolgimento dei ritmi naturali (CDE, 1989)
  • Dall'alchimia all'algenia. Le premesse della manipolazione genetica sull'uomo (Macro edizioni, 1994)
  • La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l'avvento del post-mercato (Baldini&Castoldi,1995)
  • Il secolo Biotech. Il commercio genetico e l'inizio di una nuova era (Baldini&Castoldi, 1998)
  • L'era dell'accesso. La rivoluzione della new economy (Mondadori, 2000)
  • Entropia. Le conseguenze dei principi entropici (scarsità di risorse e riscaldamento globale) (Baldini&Castoldi, 2000)
  • Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne (Mondadori, 2001)
  • Economia all'idrogeno. La creazione del Worldwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra (Mondadori, 2002)
  • Il sogno europeo. Come l'Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano (Mondadori, 2004)
  • La civiltà dell'empatia (Mondadori, 2010)

 

Cominciamo dalla cronaca: Rifkin era ospite di un’associazione nazionale che si occupa della diffusione sul territorio delle energie rinnovabili (ANTER, con sede a Prato). Ha partecipato, a Firenze, alla convention che l’associazione tiene una volta all’anno. Prima di tenere la lectio magistralis, piatto forte della convention, ha incontrato istituzioni e associazioni sindacali: Alessio Gramolati e tutti i vertici della Cgil Toscana, Enrico Rossi, Presidente della Regione, esponenti della Giunta comunale del comune di Prato  - sia il Sindaco, Cenni, che il Vicesindaco, Borchi -, infine il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Una parata di due giorni, politicamente bipartisan, che testimonia la fama e la stima che Jeremy Rifkin riscuote in Toscana.

L’ultima fatica letteraria del professore della  Wharton School of Finance and Commerce è “La civiltà dell’empatia”, che è già disponibile anche sugli scaffali delle librerie italiane. La teoria espressa nel suo ultimo libro è che, mentre le società depredavano i beni della natura, si è fatta silenziosamente strada una nuova "coscienza biosferica" che ha la forza di renderci davvero solidali con il pianeta che abitiamo, portandoci a ridefinire il corso dello sviluppo economico e i nostri stili di vita nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale. Adesso, sta a ognuno di noi far sì che questa nuova civiltà empatica veda la luce prima che sia troppo tardi.

Naturalmente, nel suo tour ha voluto sottolineare quanto, in realtà, sia importante il ruolo delle amministrazioni pubbliche e della politica per far sì che la civiltà dell’empatia non resti solo una suggestiva ipotesi letteraria.
“Siamo davanti alla III Rivoluzione Industriale”, ha spiegato Jeremy Rifkin. Perché il modello della II Rivoluzione Industriale, basato sul petrolio è giunto al termine. Così come era stato superato anche il modello energetico che aveva caratterizzato la I Rivoluzione Industriale, basato sul carbone. La III Rivoluzione Industriale sarà caratterizzata dall’avvento dell’energia distribuita. Se si vuole un concetto “democratico” di energia, perché capace di venire prodotta anche dall’utilizzatore finale, dai consumatori, siano essi azienda o semplici cittadini. Rifkin ha voluto testimoniare che la Toscana è avvantaggiata in questo processo di cambiamento. “Grazie al suo tessuto di media, piccola e piccolissima impresa” e a Prato ha ricordato che l’esperienza del distretto laniero, per anni, ha costituito “una sfida alle leggi fisiche del capitalismo”. Ma, “siamo alla conclusione di un’epoca” - per la verità, il professore si riferiva alla fine dell’era del petrolio che non a quello del distretto tessile -.

L’aspetto più problematico è che ancora i grandi Paesi non si sono messi d’accordo su come pagare la “fattura antropica”. Tutte le comunità scientifiche - e non solo - sanno che l’uso industriale dei fossili, se dovesse proseguire, porterà ad una probabile ondata di estinzione - la sesta - che sarebbe deleteria per la biodiversità del nostro Pianeta. C’è chi ipotizza una distruzione della biodiversità in misura del 70% delle ricchezze naturali, sia nel Nord che nel Sud del mondo. Da qui la conclusione ottimistica di Rifkin. “La crisi energetica del sistema è comunque evidente, con le oscillazioni selvagge del petrolio. Unita alla crisi ambientale e climatica non ci può essere che una sola soluzione: la III Rivoluzione Industriale”.  Una soluzione che costituisce anche una immensa opportunità per ripensare il nostro mondo partendo dalla sostenibilità.

Rifkin ha ricordato che in l’Unione Europea ha già elaborato dei documenti per sviluppare un modello energetico post-carbonfossile e post-nucleare. Si tratta di andare avanti, perché questa rivoluzione copernicana determinerebbe anche la creazione di tanti posti di lavoro.

Secondo il professore americano sono 5 i pilastri del nuovo modello energetico:

  • le Rinnovabili con un mix di tante piccole fonti di energia a seconda delle propensioni e dei territori. La Toscana ha ricordato Rifkin è già ben messa in quanto ha tutto: dal geotermico all’idrico, dall’eolico al solare ;
  • lo sfruttamento in modo distribuito dell’energia. Raccogliendo un po’ di energia ovunque si riesce comunque a fare “massa critica”. Se solo si riconvertissero tutti gli edifici, quasi 200 milioni presenti nella UE, rendendoli autosufficienti a livello energetico avremmo un già un grandissimo esempio di “energia distribuita”;
  • oltre alla produzione, si tratta di creare strutture di accumulazione capaci di immagazzinare l’energia prodotta sui tetti o dal sottosuolo, o in altro modo. Solo a questo punto si potrebbe parlare di veri e propri “edifici energetici”;
  • creare nuove reti di energia distribuita. Sistemi di riconoscimento intelligente dei flussi di domanda e offerta di energia;
  • infine, pensare delle reti di trasporto di energia e di ricarica. Fino alla creazione di grandi infrastrutture ad idrogeno, per esempio per ricaricare i veicoli di un domani non troppo futuribile.


“Pilastri che, per funzionare, debbono essere sviluppati simultaneamente”.
Nelle sue conclusioni, Rifkin ha spiegato a tutti che sarà fondamentale stare dentro a questo nuovo modello energetico e che, se ci saranno scelte lungimiranti, la regione Toscana è avvantaggiata. “Occorre credere nella generazione distribuita attraverso la centralità dell’individuo. Per chi ha sviluppato un tessuto di piccola impresa sarà più facile, è questo il know-how su cui si dovrà puntare”.

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