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Toscana in ripresa, a Prato nuova fiducia

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In questi giorni i rapporti dI Unioncamere Toscane e della Camera di Commercio di Prato restituiscono un clima di moderata fiducia all'industria toscana

Partendo proprio dal rapporto dell' Osservatorio sui bilanci delle società di capitali toscane si può dire che è stato un 2010 in cui le imprese manifatturiere hanno beneficiato della ripresa in corso su gran parte degli indicatori di bilancio presi in esame. Certo, è presto per dire che siamo tornati ai valori pre-crisi.  Nel 2010, le imprese in utile sono passate dal 57% del 2009 al 64% (ma erano il 75% nel 2007), il margine operativo netto sui ricavi è passato dal 2,5% al 3,8% (4,6% nel 2007) e la quota di imprese con un autofinanziamento operativo superiore agli oneri finanziari è passata dal 67% al 73% (82% nel 2007).

Per Giovanni Tricca, vicepresidente Unioncamere Toscana: “Il rapporto ha una valenza particolare, poiché consente di tracciare il quadro dell’impatto effettivo che la crisi finanziaria più pesante degli ultimi 20 anni, nell’anno di massima diffusione, ha esercitato sui conti delle imprese toscane“.  L’analisi relativa al 2009 evidenzia tuttaviva la pesante eredità che la crisi recessiva più pesante dall’ultimo dopoguerra ha determinato sulle condizioni di equilibrio economico-finanziario delle imprese. La brusca contrazione del fatturato (-7,8% rispetto al 2008), in gran parte attribuibile al crollo della domanda estera, ha provocato una forte erosione anche del valore aggiunto (-8,6%). Il forte peggioramento sul versante produttivo e degli ordini e la caduta delle aspettative imprenditoriali, evidenziando l’esistenza di una capacità produttiva in eccesso, si sono tradotti in un arresto dei programmi di investimento delle imprese: l’andamento della spesa in conto capitale per immobilizzazioni materiali registra, nel 2009, una forte flessione (-42,0%) rispetto ad un 2008 in cui la tendenza osservata era ancora in crescita (+14,3%).

La crisi ha accentuato le differenze di performance tra piccola e grande dimensione: rispetto ad una caduta del fatturato che può considerarsi inversamente proporzionale alla dimensione aziendale (-8% le micro imprese, -6% le grandi), la contrazione del valore aggiunto è stata molto più forte per le micro imprese rispetto alle altre classi dimensionali (-9%) denotando un contesto di evidente rapida diffusione della crisi, ed una minore reattività (flessibilità) delle strutture aziendali più piccole nell’adeguamento della struttura dei costi. Nel manifatturiero in particolare, in misura ben più accentuata di quanto non sia avvenuto per il complesso delle società di capitali, differenti strategie di risposta alla crisi hanno determinato un vero e proprio crollo dei margini sulle vendite per le micro-imprese (ricavi -12,7%, valore aggiunto -13,6%) a fronte di una maggiore capacità di contenimento dei segni negativi da parte delle imprese di grande dimensione (ricavi -8,1%, valore aggiunto -7,3%): la re-internalizzazione della capacità produttiva in eccesso, attraverso la riduzione dei rapporti di commessa sul territorio, ha fatto sì che le strutture aziendali di maggiori dimensioni siano riuscite a recuperare marginalità trasferendo sulle imprese di dimensione inferiore, con strutture meno flessibili, il costo della crisi.

E' ancora Tricca a concludere la valutazione: "Il rapporto evidenzia come le imprese toscane abbiano continuato nel percorso di patrimonializzazione cui già si assiste da alcuni anni: nel 2009, il livello di capitalizzazione si è portato al 18,8%, con una crescita che interessa tutte le classi dimensionali. Si tratta di un dato particolarmente significativo, dal momento che avviene in risposta al forte deterioramento del quadro macro-economico e a fronte di politiche di concessione del credito più selettive, in conseguenza del generalizzato peggioramento dei rating attribuiti dal sistema bancario: una situazione che sembra aver spinto gli amministratori a segnalare la fiducia nel proprio progetto imprenditoriale, irrobustendo la struttura finanziaria con nuovo capitale di rischio.“

 

Notizie più positive arrivano dal distretto tessile pratese. Da alcuni dato, ormai, come "morto e sepolto", cinesi a parte.

Nell'ultima indagine congiunturale sull’andamento produttivo del primo semestre 2011 - realizzata dalla Camera di Commercio di Prato e dall’Unione Industriale, in collaborazione con Cna e Confartigianto, intervistando circa 500 imprenditori dei settori tessile, abbigliamento e meccanotessile - si registra un clima di opinione positivo, tanto che il saldo della percentuale di imprenditori “ottimisti” e “pessimisti” per la prima volta dal 2001 si riporta in campo positivo (+27%). Rispetto agli umori dell’anno scorso, in particolare, la metà degli imprenditori afferma che le prospettive sono migliorate.

Un dato positivo che, anche in questo caso, si inserisce in un contesto ancora difficile. Gli stessi imprenditori suggeriscono cautela nel giudicare il recupero come strutturale. Le migliori performance dei primi mesi del 2011 vanno lette anche alla luce della necessità di ricostituire le scorte nel corso del 2010 e alla sovrapposta tendenza all’anticipo degli ordini, dovuta a sua volta all’impennata del costo delle materie prime iniziato ad agosto 2010.

“La situazione, benché rasserenata dopo un lungo periodo di recessione, presenta ancora contorni incerti – spiega Carlo Longo, presidente della Camera di Commercio di Prato – Gli ordini sono ripresi, ma i margini di profitto sono ancora bassi. Mentre l’aumento del prezzo delle materie prime è chiaramente di origine speculativa”.

La situazione occupazionale si conserva invece sostanzialmente stabile rispetto al 2010, con qualche timido segno positivo nel primo semestre 2011.

Si sono registrati finalmente segnali positivi per il conto terzi, anche se permangono diffuse condizioni di sofferenza e precarietà. Infatti, se da un lato le aspettative per il 2011 riflettono un significativo miglioramento del grado di fiducia per il 40% degli imprenditori conto terzi, la chiusura del secondo semestre 2010 mantiene la tendenza negativa alla bassa redditività.

“Ci rincuora l’inversione di tendenza, intravedere finalmente segnali positivi per le lavorazioni conto terzi – commenta Roberto Fabbri, presidente provinciale Cna Federmoda – Preoccupa tuttavia la scarsa redditività. Solo il 3,8% degli intervistati rispetto a questo aspetto ha espresso un giudizio positivo”.

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