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Frutta e verdura sui tetti di casa e la nuova frontiera si chiama agroenergia

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Dagli USA e dal Canada la nuova frontiera dell’alimentare fai da te: orti e serre sui tetti. Intanto, Coldiretti afferma che l'agricoltura italiana può fornire tanta energia quanto 3 centrali nucleari

Frutta e verdura sui tetti di casa e la nuova frontiera si chiama agroenergia

Una serra sui tetti di un grande centro

Sarà  colpa dell’incipiente crisi alimentare mondiale che ha portato alle stelle anche i costi di frutta e verdura, sarà l’assenza nelle zone più urbanizzate di aree coltivabili, sarà un nuova moda, ma in Canada e negli Stati Uniti non è più solo un esperimento il cosiddetto “rooftop farming” ossia la tendenza di coltivare frutta e verdura fai da te in serra sui tetti degli edifici.

La cosa più sorprendente che stanno nascendo anche piccole e medie aziende agricole che iniziano a fare del business utilizzando edifici abbandonati che nelle grandi città sono a migliaia e per migliaia di metri quadri di superficie “coltivabile” tutto l’anno per i più variegati tipi di frutta e ortaggi.

Utilizzando le più avanzate tecnologie della moderna agraria tipo le coltivazioni idroponiche (senza terra) o serre ad alta redditività, abbinandole al crescente interesse dei consumatori verso i prodotti biologici, stanno, peraltro, consentendo la creazione di nuovi modelli di business.

Al bando gli sprechi in questi moderni “campi urbani”. In gran parte dei casi sperimentati si è scelto, infatti, di bandire gli antiparassitari per tecniche naturali di protezione dai parassiti e si utilizza acqua riciclata.

Una cooperativa canadese “Lufa Farms” (www.lufa.com) sulla scorta del motto “Fresco, Locale, Responsabile” ha da poco iniziato a vendere a Montreal l’ortofrutta chilometro-zero coltivata sui tetti di un edificio tutto di cemento armato. Sono riusciti a realizzare una serra di un ettaro e coltivarvi tutto l’anno pomodori, cetrioli, peperoni e altri ortaggi.

Dalle nostre parti Coldiretti, l’organizzazione degli imprenditori agricoli italiani, ha presentato uno studio che prevede che la produzione energetica potenziale complessiva dell'agricoltura in Italia, al 2020, può raggiungere 15,80 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, pari all’8% del bilancio energetico nazionale del 2020. Come?  “Si tratta della somma 4,3 mtep prodotti attualmente dal settore con gli 11,50 mtep che potenzialmente potrebbero aggiungersi nei prossimi dieci anni. Il risultato è un contributo pari all'8% del bilancio energetico nazionale al 2020 (risultato della somma tra il 2,2% attuale più la quota di espansione potenziale del 5,9%). Sul piano ambientale sviluppando le rinnovabili con il coinvolgimento diretto del mondo agricolo e senza causare danni al territorio, si potrebbero evitare emissioni paria a 26,37 milioni di tonnellate all'anno di CO2, con un impatto occupazionale al 2020 di poco meno di 100 mila unità”.

In pratica, la ricetta degli agricoltori è semplice: “dalle campagne italiane è possibile ottenere nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nucleari con il diretto coinvolgimento delle imprese agricole e senza causare danni al territorio”.

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