No alla svendita delle farmacie comunali
Il settore riunito a Firenze per un seminario di studio sulle manovre del governo passate e imminenti. De Girolamo: “C’è il rischio concreto di usare le farmacie comunali solo per fare cassa”.
Le manovre delle settimane scorse e quella che si appresta a presentare un Governo ormai esautorato contengono il rischio concreto di “una vendita/svendita delle farmacie comunali, un presidio qualificato e ramificato in tutte le realtà, una rete capillare fatta di fiducia e di competenza”.
Questo il commento del presidente di Confservizi Cispel Toscana, Alfredo De Girolamo, intervenuto a "Le Farmacie Comunali: conseguenze del referendum abrogativo, della manovra di ferragosto e della manovra per la crescita e lo sviluppo", seminario di studio sull’impatto delle manovre governative sul settore delle farmacie comunali che ha visto riunite le più importanti farmacie della Toscana - Firenze, Prato, Pisa, Pistoia, Scandicci, Livorno – organizzato con Assofarm presso l’Hotel Baglioni a Firenze. Le aziende farmaceutiche che aderiscono a Confservizi Cispel Toscana sono 65 con 800 addetti e oltre 226 milioni di valore della produzione.
Quella scelta dal Governo uscente è dunque “una strada miope, che priva il comune di una risorsa importante, per una plusvalenza di breve periodo”, ha proseguito De Girolamo. La farmacia pubblica gode presso l’opinione pubblica di un’immagine positiva “per questo in Toscana abbiamo proposto che la farmacia sia un punto di riferimento forte della rete di protezione socio assistenziale e di fornitura di servizi” - ha concluso il presidente di Confservizi Cispel Toscana - ed è importante “che non venga modificata la recente manovra estiva (art 4 della Legge 148), confermando l’esclusione delle farmacie pubbliche dalla legge sui servizi pubblici locali”.
Sul ruolo di servizio pubblico sempre più capillare a favore delle categorie fragili - che è sempre stata la missione delle farmacie comunali – è intervenuta Simona Laing coordinatrice della commissione farmacie di Confservizi Cispel Toscana: “Non si può affrontare il settore solo con un’ottica economico-finanziaria – ha ribadito la Laing – in primo luogo perché è economicamente sano, aspetto non irrilevante nel quadro dell’attuale prolungata crisi economica, e dunque è sbagliato utilizzarlo per fare cassa, ma occorre rafforzarne il ruolo di servizio pubblico, di assistenza, di consegna a domicilio dei farmaci, di educazione alimentare”.











