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Riciclare pellame a costo zero, si può

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Leatherzone: presentato Zeroimpact.net, il progetto per il riciclaggio a costo zero degli scarti di pellame del distretto fiorentino.

Le oltre duemila aziende del distretto pellettiero fiorentino producono ogni anno 1.500 tonnellate di scarti di pellame, una montagna di materiale classificato come rifiuto speciale e pertanto soggetto a processi di smaltimento che costano alle imprese almeno 10 milioni di euro. Senza contare i disagi e i rischi legati all’accumulo e alla frequente mancanza di strutture pubbliche di ritiro e di stoccaggio. Un vero peccato, visto che spesso si tratta di un prodotto naturale e riutilizzabile.

È stata questa la molla che, nella primavera scorsa, ha fatto riunire attorno a un tavolo un gruppo di imprese, pubblici amministratori, banche ed enti pubblici per tentare di risolvere il problema. Partendo da un’idea brillante: trasformare gli scarti in una risorsa economica. Il tutto a costo zero per le imprese.

Il protocollo di intesa è stato firmato a giugno tra il Consorzio Centopecento Italiano, Gucci, Prada, Comune di Scandicci, Quadrifoglio spa, CRF/San Paolo Imi, Università di Firenze e TUV SUD Italia.

Lo studio di fattibilità, elaborato dal Logis Lab diretto dal prof. Rinaldo Rinaldi del Dipartimento di energetica della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Firenze, è stato presentato nei giorni scorsi in anteprima a Leatherzone, il salone della tecnologia e della ricerca per la pelletteria e la calzatura di lusso in corso alla Fortezza da Basso.

Le prospettive sono sorprendenti: esiste la concreta possibilità di poter smaltire interamente, e a costo zero, tutti le 1.500 tonnellate di cascami di pelle prodotti nel distretto fiorentino. Non solo, ma il 75% può essere riciclato all’interno della stessa filiera sotto forma di materia prima per piccola pelletteria, oppure per la infustitura delle borse o ancora per le suole delle scarpe. Mentre il restante 25% potrebbe trovare un riuso nella fabbricazione di pannelli coibentanti per l’edilizia o in agricoltura, come fertilizzante.

“Il prossimo passo - dice il presidente di Centopercento Italiano, Andrea Calistri - è individuare l’impresa che, in concreto, abbia la tecnologia e le dimensioni per ritirare gli scarti e trasformarli in nuovo materiale. I costi del progetto? Circa un milione di euro, che speriamo di veder finanziato almeno in parte attraverso bandi regionali”.

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