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Rugby, una giornata particolare

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L'amaro racconto della partita del 6 Nazioni e dell'infortunio di Gori dalla club house di viale Galilei, cuore del tifo rugbistico pratese. Servizio a cura di Gianmarco Mei

Rugby, una giornata particolare

Gori in azione

Manca ancora mezz'ora all'inizio della partita. Eppure, nel parcheggio della Club House di viale Galilei si fa fatica a trovare un posto. Quasi tutti gli appassionati e i tifosi dei Cavalieri che non sono potuti andare a Roma sono lì, dall'ora di pranzo, a mangiare bistecca e bere birra in attesa del grande evento. Ci sono gli Allupins, l'altra squadra di rugby di Prato; quella degli over 40 (e forse anche di più), che in una qualsiasi partita di calcetto della parrocchia verrebbe chiamata "Ammogliati". Ci sono tifosi dal volto conosciuto, specialmente per chi bazzica il Chersoni da ormai diversi anni. Ci sono mogli e bambini. Le prime più interessate a godere della bella, e inattesa, giornata di sole; gli altri intenti a scorrazzare sul terreno nel quale un tempo (a dire il vero meno di 15 anni fa) muoveva i primi passi Edoardo Gori. E' proprio il giovane mediano di mischia della nazionale il motivo principale di tanto trambusto, di tanta voglia di festeggiare. Un pratese di appena vent'anni titolare al 6 Nazioni. Lo stesso bambino che iniziò con la maglia del Gispy sul campo di viale Galilei, adesso è lì insieme a Parisse e Lo Cicero, a Bergamasco e a Castrogiovanni, sotto gli ordini di Nick Mallet. Il tecnico sudafricano che ha voluto puntare su di lui.

Quella maledetta spalla. C'è molta trepidazione nel piccolo locale. La televisione è posta su una parete dove accanto è incorniciata la maglia nazionale di Edoardo, con qualche sua foto appena sotto. Ogni volta che SkySport inquadra il numero 9 azzurro, un boato di incitamento pervade la sala. Arriva il momento degli inni. Si canta tutti a squarcia gola il fratelli d'Italia, mentre la faccia dell'illustre concittadino appare tesa accanto ai pilastri del rugby nostrano. L'Italia non ha mai battuto l'Irlanda, e prova a farlo oggi per la dodicesima volta in un Sei nazioni. La prima però, con "Ugo" in campo.

La partita inizia col piede giusto. Edoardo sembra muoversi bene. Dopo soli 3 minuti è già tempo d'esultare grazie al piazzato di Bergamasco che porta gli azzurri in vantaggio. Arriva però il 9' minuto: c'è un contrasto nella metà campo italiana. Gori è a terra. Nella club house cala il silenzio, tanto che sarà l'unica volta in tutti gli ottanta minuti di match in cui si riesce a udire la voce del telecronista. Il problema è, ancora una volta, la spalla. Quella maledetta spalla che già nella stagione passata aveva dato problemi a Edoardo, facendogli chiudere in largo anticipo la stagione con i Cavalieri. Purtroppo, il nostro eroe non ce la fa. Al 10' Canavosio entra al suo posto, mentre Ugo esce dolorante. Nella piccola saletta i presenti non ci vogliono credere. "Fischia la fine" si sente urlare dalle retrovie.

Non solo Gori. Per fortuna in campo c'è anche Chris Burton, ex mediano d'apertura dei Cavalieri. L'uomo con il quale i tuttineri hanno vissuto i loro momenti più belli: la promozione in Super 10 e la qualificazione in Amlin dell'anno successivo. E anche se l'affetto non è ovviamente paragonabile a quello per Gori, i tifosi tengono comunque molto alla partita del loro ex beniamino. Il suo match non è brillantissimo, ma l'Italia tiene e va al riposo sul 6-3.

Nell'intervallo il tecnico dei Cavalieri Andrea de Rossi, con giacca, cravatta e microfono alla mano nella veste di inviato a bordo campo per SkySport, ci ricorda quanta della Prato rugbistica sia presente oggi a Roma. Ma ci dà anche la notizia che nessuno di noi avrebbe voluto sentire: la spalla di Edoardo è uscita. Per lui il Sei Nazioni finisce qui.

La partita. Nel secondo tempo il match si fa bellissimo, e il tifo nella club house comincia a farsi risentire, nonostante l'amarezza per quanto successo. L'Irlanda passa in vantaggio subito con o'Driscoll, ma gli azzurri non si arrendono. Quando al 75' l'estremo azzurro, McLean mette dentro la meta del vantaggio tricolore tutti i presenti saltano in area come impazziti. Ma si sa: quando una giornata è storta, è storta. Bergamasco non trasforma la meta; gli irlandesi tornano sotto e, alla prima occasione, trovano il colpo della vittoria con il drop di O' Gara. Finisce 11-13 per gli avversari. Anche stavolta, gli azzurri di Nick Mallet non riescono a rompere il tabù irlandese.

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