Tav in Mugello, no danni ambientali
La sentenza in Appello contraddice il primo grado di giudizio
La Corte di Appello di Firenze ha ribaltato la sentenza di primo grado per i danni ambientali in Mugello durante i lavori dell'alta velocità ferroviaria. Tutti coloro che erano stati condannati ne escono con i reati caduti in prescrizione o assolti per non aver commesso il fatto.
Anche il maxi risarcimento di 150 milioni di euro previsto per le istituzioni locali non è stato riconosciuto, rimangono in piedi solamente i piccoli risarcimenti per le parti civili e le associazioni ambientaliste.
Naturalmente, molti i commenti pervenuti.
Dal Mugello arrivano le reazioni degli amministratori, improntate da un sostanziale "bon ton" istituzionale.
“Non commentiamo la sentenza del processo d’appello danni dell’Alta Velocità in Mugello che ha assolto vertici e responsabili di Cavet; attendiamo di conoscere con chiarezza e nei dettagli, al di là degli articoli di stampa, le precise motivazioni espresse nel dispositivo. Quello che ci preme, come amministratori locali, è ribadire che i danni al territorio provocati dai lavori e dagli impatti a sorgenti e falde acquifere si sono verificati e che sono stati provati anche durante le udienze del processo. La sentenza di secondo grado non ha riconosciuto il danno ambientale e concesso il maxi risarcimento di 150 milioni di euro in favore delle parti civili. E’ stato però riconosciuto il diritto al risarcimento agli enti locali legato al danneggiamento della risorsa idrica”. E’ quanto afferma il presidente della Comunità Montana Mugello, Stefano Tagliaferri, anche a nome dei sindaci della zona, in merito alla sentenza emessa ieri nel processo d’appello sui danni ambientali nella realizzazione dell’Alta Velocità in Mugello.
Meno diplomatiche le reazioni che arrivano da Legambiente Toscana.
“Siamo veramente rammaricati per l’epilogo di questa vicenda – hanno dichiarato Piero Baronti e Fausto Ferruzza, rispettivamente Presidente e Direttore di Legambiente Toscana –. Non si capisce, infatti, come la Corte d’Appello abbia potuto stravolgere l’esito della precedente sentenza che aveva riconosciuto giustamente la gravità dei danni inferti al territorio dalla Cavet con lo smaltimento illecito dei rifiuti, il prosciugamento dei torrenti e l’inquinamento delle falde acquifere. Legambiente, che era Parte Civile al processo, pertanto non può che esprimere profonda delusione e rammarico per l'epilogo iniquo”.











