Dopo la tragedia, il disastro ambientale?
Affondamento Costa Concordia grave minaccia per l'Arcipelago Toscano
«Dopo il disastro umanitario, si rischia purtroppo anche quello ambientale in una zona che dovrebbe essere tra le più protette in Italia perché parte del Santuario dei mammiferi marini Pelagos nell’Arcipelago Toscano. - dichiara Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana - E' diventata un rischio, infatti, per la salvaguardia dell’ambiente e per le acque del Parco nazionale che la ospita la nave Costa Concordia naufragata la sera del 13 gennaio. La nave ferita e affondata della Costa e’ lunga 280 metri per 65 di larghezza, ed almeno 80 di pescaggio. Nella sua pancia sono stipate oltre 2.300 tonnellate di olio combustibile che, al momento, sono poste sotto osservazione con i mezzi della Protezione civile del mare e del ministero dell’Ambiente per l’anti-inquinamento marino».
«Sul versante del rischio inquinamento, che potrebbe effettivamente esserci se le condizioni meteorologiche peggiorassero, - continua Fausto Ferruzza - serve un piano urgente per eliminare le sostanze inquinanti senza compromettere la stabilita’ della nave. Operazioni che verrebbero svolte, per esempio, in 4 ore per circoscrivere l’area con le panne di contenimento (oltre 1.200 metri subito disponibili) per delimitare l’olio combustibile, la stesura di quelle di assorbimento, e in 24 ore per la pulitura (grazie all’aspirazione con lo skimmer)».
«Bisogna procedere al più presto all’allibo, cioè al trasferimento delle oltre 2.300 tonnellate di gasolio dai serbatoi della Concordia, - dichiara Umberto Mazzantini, responsabile isole minori di Legambiente - occorre farlo in massima sicurezza e per evitare che al dramma umano si aggiunga un disastro ambientale che al Giglio, isola che vive di turismo, diventerebbe anche catastrofe economica. Abbiamo ancora davanti agli occhi il dramma della nave portacontainer Rena, di armatore greco e battente bandiera liberiana, che ha provocato una catastrofe naturale in Nuova Zelanda con lo sversamento di un decimo del carburante presente sulla nave da crociera della Costa. Si deve assolutamente evitare che nello splendido mare del Giglio, che ospita la foca monaca, rari uccelli marini e cetacei protetti, succeda quel che è accaduto sulla barriera corallina neozelandese per un errore umano che somiglia troppo a quello del Giglio».
Secondo Legambiente, quanto è avvenuto al Giglio è un disastro annunciato. L'usanza da parte di chi comanda le navi da crociera di navigare a poche decine di metri dalle Isole dell'Arcipelago Toscano o addirittura di ancorare all'interno del mare protetto dal Parco Nazionale, non è nuova. Da parecchi anni il gruppo di Legambiente a Giannutri, denuncia il malcostume e l'arroganza di queste città galleggianti, che portano con sé non ricchezza o cultura ma nafta, plastica, schiuma e danni ai fondali dell'Isola, basta pensare a quello che produce l'aratura dell'enorme ancora di questi giganti su una prateria di posidonia oceanica.
Tanti provvedimenti e misure di protezione anche già in essere che, però, non hanno impedito gli eventi di questi giorni, firmati peraltro da due fra i più grossi gruppi navali italiani. C’è una nave del gruppo Grimaldi che trasporta sostanze pericolosissime che può decidere di navigare con una mare forza 10 (è il caso dei fusti tossici buttati al largo dell'isola di Gorgona). E c’è una nave da crociera del gruppo Costa che può avventurarsi a poche decine di metri dalla costa, laddove sarebbe proibito navigare anche a un gozzetto. Se i fusti tossici si dovessero aprire o se il carburante della Costa Concordia cominciasse a fuoriuscire dai serbatoi i costi connessi ai rischi per la salute dei cittadini e per l’economia turistica della zona sarebbero incalcolabili.
Una questione che dovrebbe approdare anche in Parlamento.
Infatti, i senatori del Pd, ed ecologisti democratici, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante hanno pronta una interrogazione parlamentare al Ministro dei Trasporti e Infrastrutture per fare luce su un altro aspetto di questa vicenda: "Al Ministro chiediamo di verificare se quella di uscire dalla rotta prestabilita e avvicinarsi pericolosamente a terra sia per le navi Costa una abitudine.” Peraltro, gli stessi senatori hanno paventato grandi preoccupazioni dovute all'assenza di risorse per questi tipi di interventi. “Fronteggiare una situazione di tale portata, con i mezzi e le risorse di disinquinamento del mare pesantemente ridimensionati dai tagli del Governo Berlusconi al Ministero dell'Ambiente, suscita grandissima preoccupazione. Basti pensare alle grandi difficoltà che si sono avute nel gennaio del 2011 con lo sversamento nel Golfo dell'Asinara di una ben minore quantità di petrolio, 40 tonnellate”.
Ancora Della Seta e Ferrante, insieme al senatore Ranucci, hanno sollecitato il governo a varare una decretazione d'urgenza per vietare alle grandi navi da crociera proprio questi tratti di mare: “Come ha giustamente sottolineato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, la prima lezione da trarre dalla tragedia del Giglio è quella di rivedere le regole per quanto riguarda le rotte sia delle grandi navi da crociera, sia delle superpetroliere. Per questo chiediamo al Governo che adotti rapidamente un decreto d’urgenza per vietare a queste immense imbarcazioni la navigazione in prossimità di tutti i luoghi più sensibili dal punto di vista ambientale, che si tratti della laguna di Venezia, delle aree protette marine o delle piccole isole”.











